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Viaggio al Museo Taruffi: tra turismo e progresso tecnico motoristico

A soli 28 chilometri da Viterbo, poco più di un’ora e mezzo da Roma, al centro della valle dei calanchi, isolata e raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento edificato nel 1965, sorge la civita di Bagnoregio.

Fondata dagli Etruschi 2500 anni fa, la civita sorgeva su una delle più antiche vie d’Italia che congiungeva il Tevere (allora grande arteria di collegamento fluviale del centro della penisola) al Lago di Bolsena. All’antico abitato della civita si accedeva mediante cinque porte, di cui oggi rimane solo la porta di Santa Maria che costituisce l’unico accesso al paese.

100_1862Soprannominata “la città che muore” per l’isolamento e la progressiva erosione delle rocce che la sorreggono e che la condannano ad essere lentamente abbandonata, la civita è oggi un luogo suggestivo in cui trovano naturale collocazione ristoranti ed abitazioni di charme per turisti, soprattutto stranieri. Pochissimi i residenti, ancora meno i veicoli, fatta eccezione per pochi motocicli e motocarrozzette che ne percorrono i viottoli in pietra. Queste strette vie in passato hanno ispirato registi famosi che tra di esse hanno ambientato film popolarissimi come “La strada” di Federico Fellini e “I due colonnelli” di Steno.

Per giungere alla civita, però, è necessario attraversare Balneum Regis, centro e sede episcopale che sul filo della memoria storica, ci riporta al VI secolo. Attraverso i secoli la città, allungata su uno sperone tufaceo tra i due profondi solchi del Rio Chiaro e del Rio Torbido, mantiene la sua fisionomia, in cui storia e paesaggio si fondono in un’unica dimensione estetica. Dopo la caduta dell’Impero romano passò sotto il dominio dei Goti, poi dei Longobardi e con la conquista franca, fu conferito al papato divenendo poi feudo dei conti Monaldeschi e divenendo libero comune solo nel XII secolo.

Tra questi ordinati e fioriti viottoli, nel 2002, in una sede assolutamente prestigiosa ricavata dall’ex mattatoio sottoposto ad un apposito restauro, nasce il Museo Piero Taruffi.
In seguito alla restituzione alla famiglia Taruffi di cimeli e documentazione destinata all’ Autodromo di Vallelunga che porta il nome del suo progettista, è cambiata anche la filosofia espositiva che ha portato alla trasformazione del percorso di visita in un interessante itinerario che testimonia il progresso tecnico scientifico in campo motoristico nell’ ultimo secolo.

Recentemente il Museo ha acquistato da un collezionista un bel numero di radio d’epoca che ora sono stabilmente esposte in una sala dedicata ed ha in mostra anche gli abiti degli sposi del film “La Strada” girato a Bagnoregio da Federico Fellini ed il motocarro di Zampanò. Nel corso degli anni il Museo si è arricchito di importanti pezzi grazie ad una serie di donazioni ed alla collaborazione di rinomati artisti che hanno realizzato opere pittoriche ispirate allo stesso pilota.

L’attività museale è stata caratterizzata negli anni dall’organizzazione di mostre tematiche e convegni di grande risonanza come quelle realizzate in occasione del Centenario della nascita con una mostra biografica itinerante a quella intitolata “Guglielmo Marconi e Piero Taruffi: due geni italiani tra valvole e motori” che, avvalendosi di prestigiose collaborazioni tecnico-scientifiche quali quella della Fondazione Marconi, ha offerto ai numerosi visitatori la possibilità di seguire l’evoluzione della radio dai primi esperimenti fino ai nostri giorni.

100_1814Dal 2011 il Museo ospita una mostra dal titolo: “Il Bisiluro ai raggi X – Anatomia di un bolide” nella quale sono esposte una parte delle circa cinquecento tavole progettuali acquistate qualche anno fa da un collezionista realizzate dai disegnatori di Taruffi, di cui alcune personalmente corrette a mano dall’ ingegnere. La mostra, attraverso pannelli testuali e filmati, costituisce un esaustivo ed unico percorso alla scoperta dei segreti tecnici di questo straordinario mezzo da record ancora oggi avveniristico e di grandissima attualità.

Importanti, poi, i pezzi custoditi nei tre piani espositivi: Ansaldo Sport Corsa 2000 C del 1921, Lancia Augusta del 1935, Siata 850 del 1967, ma anche una serie di auto che hanno fatto la storia dei rally degli anni Settanta e Ottanta: Fiat 131 Abarth, Fiat 124 Abarth Spider, Lancia Fulvia Hf 1600 “fanalona”, Lancia Stratos, Lancia Rally 037 e Fiesta GR2 di Gianfranco Cunico.

Al piano inferiore, poi, una particolarissima esposizione di microcar che tra pezzi unici ed artigianali realizzati sulle più disparate basi, annovera anche le tedesche BMW Isetta Standard cabriolet ed Export, la Janus del 1958 costruita da Zundapp in 6902 esemplari, la Masserschmitt cabrio, Spatz del 1957, l’italiano Volugrafo costruito in poche centinaia di esemplari nelle omonime officine torinesi (1946), l’inglese Trojan 604 del 1967, ed il Velorex 16/350 prodotto dalla cooperativa cecoslovacca dei fratelli Frantisek nel 1968.

Curiosità per il viaggiatore: per godere a pieno della bellezza del paesaggio vi consigliamo il periodo natalizio in cui le antiche strade e i palazzi in pietra della civita divengono lo scenario naturale per la realizzazione di un bellissimo presepe vivente oppure, se preferite un week end all’insegna dell’enogastronomia, in concomitanza con l’evento Rombi Divini che nasce per riunire in un unico contenitore proprio le due grandi passioni: la cultura per il vino e quella per il motorismo storico.

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