E se oggi parlassimo di “segmento Alfasud” anziché di “segmento Golf”? La domanda arriva dalla testata olandese AutoWeek, che ha messo a confronto le due compatte. Secondo il giornale, l’Alfa Romeo aveva le qualità per diventare un punto di riferimento europeo. A impedirglielo sarebbero stati soprattutto quei problemi di qualità che hanno finito per pesare sul suo nome quanto le doti di guida.
Alfa Romeo Alfasud: aveva le carte in regola per sfidare la Golf
Quando venne presentata al Salone di Torino del 1971, l’Alfasud rappresentava una scommessa importante. Doveva avvicinare al Biscione clienti che cercavano un’auto più piccola delle berline già in gamma. Intorno al modello nasceva anche lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, con le aspettative di lavoro e sviluppo che accompagnavano un investimento industriale nel Mezzogiorno.
Al progetto lavorarono Rudolf Hruska, Domenico Chirico e l’Italdesign di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. Le richieste erano precise: dimensioni contenute, spazio per i passeggeri e un comportamento su strada all’altezza del marchio. L’Alfasud doveva essere pratica, ma piacevole da guidare.
Le soluzioni tecniche adottate erano di grande interesse. Il motore boxer a quattro cilindri consentiva di mantenere il profilo anteriore ribassato e contribuiva a mantenere il baricentro vicino al suolo. La vettura era dotata di trazione anteriore, quattro freni a disco e un abitacolo spazioso. Sulla carta e alla prova dei fatti possedeva certamente tutte le qualità necessarie per conquistare i clienti.
Il guaio arrivò con la ruggine. La corrosione diventò presto il difetto più conosciuto dell’Alfasud, particolarmente evidente nei Paesi dell’Europa settentrionale. Per chi aveva acquistato la vettura, vedere deteriorarsi la carrozzeria significava fare i conti con un problema capace di mettere in secondo piano tutto il resto.
AutoWeek ricostruisce anche le difficoltà della fabbrica campana, soffermandosi sulle interruzioni produttive e sui conflitti sindacali. Nella lettura proposta dal giornale, queste vicende contribuirono a compromettere la qualità delle auto che uscivano dallo stabilimento.
Eppure, l’Alfasud riuscì a ottenere una notevole penetrazione sul mercato. Italdesign sottolinea che, nell’arco di dodici anni, ne furono prodotti quasi un milione di esemplari: numeri che testimoniano il ruolo di rilievo che questa vettura compatta seppe conquistarsi nella storia commerciale del Biscione.
Un dettaglio pratico emerge inoltre dal confronto con la Golf. L’Alfasud presentava una carrozzeria a due volumi, ma inizialmente l’accesso al bagagliaio avveniva tramite un portellone separato dal lunotto. La Volkswagen, al contrario, offriva fin dal suo debutto nel 1974 un vero e proprio portellone posteriore integrato. Tale soluzione fu introdotta in seguito anche sul modello italiano, rendendo finalmente più agevole il carico di oggetti ingombranti e consentendo di sfruttare appieno lo spazio suggerito dal design della parte posteriore dell’auto.


