Avvicinare una Ferrari all’asfalto può migliorare l’aerodinamica, ma rende anche più complesso affrontare dossi, cordoli e irregolarità del manto stradale. Per gestire questo compromesso, la casa del cavallino rampante ha depositato un brevetto, individuato da CarBuzz, relativo a un sistema che prevede l’impiego di elementi deformabili nel sottoscocca. Questa soluzione mira a preservare l’efficacia delle prestazioni aerodinamiche del fondo vettura, senza dover ricorrere esclusivamente a minigonne rigide posizionate a brevissima distanza dal suolo.
Ferrari esplora l’uso di elementi flessibili per ottimizzare le prestazioni del sottoscocca
La domanda di brevetto statunitense US20260326839A1, pubblicata il 22 ottobre 2026, descrive una struttura dotata di una serie di elementi allungati. Ciascun elemento è ancorato al fondo dell’auto a un’estremità, mentre l’altra rimane libera di muoversi. Grazie alla loro deformabilità, questi componenti possono adattarsi al contatto con il terreno o con un ostacolo, anziché fungere da barriera rigida.
Per visualizzare il concetto, si può pensare a un “profilatore di contorni” (o dima a lamelle), uno strumento composto da una serie di perni paralleli in grado di replicare il profilo di un oggetto. Il principio di base prevede una superficie costituita da singoli elementi capaci di adattarsi localmente a una determinata forma, invece di imporre un bordo unico e fisso lungo l’intero fianco del veicolo
L’obiettivo principale riguarda il cosiddetto “effetto suolo”. Un sottoscocca progettato ad hoc è in grado di creare una zona a bassa pressione sotto la vettura, inferiore a quella che agisce sopra la carrozzeria, generando una forza che spinge il veicolo verso l’asfalto. L’aria che penetra dai lati può compromettere questo fenomeno; le minigonne servono appunto a limitare tale interferenza.
Tuttavia, l’impiego di componenti rigidi, unito a un’altezza da terra ridotta, aumenta il rischio di urti e danni. Gli elementi deformabili descritti nel brevetto tentano di conciliare queste due esigenze: limitare il flusso d’aria laterale, consentendo al contempo una certa flessibilità qualora il profilo stradale dovesse variare. La disposizione degli elementi su più file potrebbe inoltre rendere la barriera meno sensibile a eventuali aperture localizzate.
Ciò non significa che, in presenza di un dosso, una Ferrari tradizionale perderebbe improvvisamente tutta la sua aderenza. Il carico aerodinamico (downforce) rappresenta infatti solo una delle componenti dell’equilibrio complessivo di un veicolo, che dipende anche da pneumatici, sospensioni e distribuzione dei pesi. L’obiettivo, piuttosto, è garantire che il contributo del sottoscocca rimanga più costante nelle condizioni per le quali il sistema è stato progettato.
Sebbene un’applicazione su veicoli stradali, data la necessità di confrontarsi con superfici irregolari, appaia plausibile, essa rimane puramente ipotetica. Analogamente, il suo impiego in pista dipenderebbe dalla specifica progettazione del veicolo e dai relativi regolamenti sportivi. Non è stato annunciato alcun programma agonistico, né è stato individuato uno specifico modello Ferrari per la sua implementazione.
La durabilità, l’usura, la resistenza agli urti e le prestazioni alle diverse velocità devono ancora essere verificate. Per il momento, si tratta semplicemente di una soluzione tecnica brevettata, senza che sia stato annunciato alcun modello specifico o data di lancio.

