Altro che abbandonare l’idrogeno, la terza generazione di Toyota punta a motori affidabili e duraturi come i diesel

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Si chiama 3rd Gen FC System e il suo debutto sul mercato dovrebbe aver luogo nel 2026
Toyota Mirai

Come è ormai noto, Toyota non è mai stata tra le case realmente convinte che l’elettrico rappresenti il futuro della mobilità. Al contrario, ha deciso di puntare con grande vigore sull’idrogeno, ritenendolo una via molto più praticabile in tal senso.

Un parere confortato del resto da quello di non pochi addetti ai lavori, secondo i quali l’idrogeno ha ancora grandi potenzialità per diventare l’alternativa più adatta ai combustibili fossili. Soprattutto se confrontato con quelle batterie che, pure, già alimentano non pochi veicoli e sui quali hanno puntato le istituzioni in molte parti del globo. E, in linea con questa impostazione, la casa nipponica ha deciso di non tralasciare lo sviluppo del suo sistema di celle a combustibile, nel preciso intento di renderlo sempre più performante.

Toyota sta lavorando alla terza generazione del suo sistema a idrogeno

Per Toyota il debutto nel settore dei motori a idrogeno non è stato molto felice. Basta in effetti dare una sguardo alle vendite del 2024 per capirlo. In particolare a quelle del mese di novembre, nel corso del quale il più grande gruppo automobilistico del mondo ha venduto appena 134 veicoli di questa particolare nicchia. Mentre sono 1702 quelli venduti tra gennaio e novembre, un dato effettivamente molto negativo, soprattutto se raffrontato agli sforzi finanziari profusi su questa soluzione.

Toyota Mirai

Nonostante ciò, Toyota non ha alcuna intenzione di abbandonare i progetti sull’idrogeno. La casa giapponese, infatti, ha già annunciato di essere al lavoro alla terza generazione di questa tecnologia, che ha chiamato 3rd Gen FC System. La sua introduzione nel mercati di tutto il mondo è attesa per il 2026 e le prime notizie fornite dall’azienda hanno provveduto a destare non poca curiosità, al proposito.

Stando alle indiscrezioni trapelate sinora e alle affermazioni rilasciate dalla casa stessa, infatti, Toyota avrebbe realizzato un sistema di celle a combustibile a idrogeno in grado di essere affidabile e duraturo quanto un motore diesel. Un primo risultato al quale si mixa la riduzione del 20% per quanto concerne i consumi e i costi di produzione rispetto allo sviluppo attuale. Considerata l’importanza di questi aspetti, si tratta quindi di passi in avanti estremamente significativi.

L’idrogeno di Toyota non guarda solo alle auto

Come abbiamo già ricordato, quindi, Toyota si propone come obiettivo prioritario un miglioramento significativo per quanto riguarda le prestazioni dei veicoli destinati a integrare questo sistema. Il quale, per inciso, non sarebbe destinato esclusivamente alle autovetture, ma verrebbe esteso anche ai macchinari pesanti, a partire dagli escavatori, oltre che ai camion pesanti per uso commerciale.

Se, infatti, l’attenzione dei media si è sinora appuntata sulla prima auto a idrogeno lanciata dall’azienda giapponese nel 2014, ovvero la Toyota Mirai, dal 2019 questa tecnologia viene applicata anche ad autobus, treni e generatori di riserva di energia. In pratica molte delle destinazioni per le quali a livello istituzionale si punta senza mezzi termini alla neutralità carbonica.

Toyota Hilux

Toyota, diversamente da altre case, ritiene però che nell’ottica di una decarbonizzazione in questi settori, proprio l’idrogeno sia da considerare il vero carburante alternativo al diesel e alla benzina. Un pensiero che ha del resto caratterizzato le sue scelte nel corso degli ultimi anni. Mentre in tanti spendevano montagne di soldi sui motori elettrici, dal suo canto ha deciso una strategia d’attesa che, in definitiva, gli ha consentito di non pagare eccessivo dazio alla frenesia nei confronti dell’elettrico.

E anche per il futuro sembra disposta a scommettere con forza sull’idrogeno. Potendo contare anche sulle recenti scoperte di grandi giacimenti di idrogeno presenti all’interno della crosta terrestre. Secondo Geoffrey Ellis, geochimico del petrolio presso l’United States Geological Survey, il 2% appena di questi giacimenti basterebbe a soddisfare il fabbisogno energetico mondiale per oltre due secoli. Ove tali dati si rivelassero reali, sarebbe difficile ignorare l’idrogeno come leva su cui dare vita ad un nuovo modello di mobilità sostenibile.

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