BYD annuncia contratti con aziende italiane, ma la terza fabbrica non sarà nel nostro Paese

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A pesare in negativo è soprattutto l’atteggiamento non certo amichevole del governo italiano verso le auto elettriche cinesi
Un modello BYD

BYD ha annunciato di aver stipulato una serie di contratti con aziende italiane impegnate nell’automotive. Le aziende interessate sono Pirelli, Brembo e Prima Industrie e gli accordi firmati sono relativi agli stabilimenti della casa cinese in Ungheria. Ad annunciarlo è stato Alfredo Altavilla, Special Advisor Europa del gruppo orientale, in occasione del FORUMAutoMotive in corso di svolgimento a Milano.

Queste le parole pronunciate dal manager italiano, a margine dell’evento meneghino: “Nelle scorse settimane abbiamo approfondito la conoscenza dei fornitori di componentistica italiana. La proprietà cinese ne ha apprezzato il livello di competenza. Non imporremo loro di delocalizzare le proprie attività, collocandosi nell’immediata prossimità dei nostri impianti”. La notizia è quindi doppiamente positiva, in quanto per ottemperare agli accordi sottoscritti non sarà necessario aprire siti in Ungheria, con conseguente delocalizzazione che rappresenta sempre una sconfitta per il sistema Italia.

BYD, il terzo impianto del colosso cinese, difficilmente sarà in Italia

Fin qui il bicchiere mezzo pieno. Cui, purtroppo, si va ad accompagnare l’altrettanto classico bicchiere mezzo vuoto. Rappresentato dal fatto che il terzo stabilimento di BYD molto difficilmente avrà l’Italia come sua destinazione.

Concessionario BYD

È stato lo stesso Altavilla, ad aggiungere che la casa cinese sarebbe intenzionato a localizzare nuovi siti in Europa su cui costruire i suoi nuovi impianti. Per quanto concerne il terzo della serie, il processo di selezione ha già avuto inizio e dovrebbe terminare entro la fine dell’anno in corso.

Teoricamente l’Italia sarebbe ancora in corsa, ma difficilmente BYD potrà optare per un Paese che si è dimostrato più volte avverso alle auto cinesi. In particolare votando a favore dei dazi contro gli EV prodotti all’ombra della Grande Muraglia, diversamente da quanto fatto da altri governi molto più accorti nel coltivarsi preziose relazioni internazionali. Una condotta che dalle parti di Pechino difficilmente sarà passata inosservata dopo la decisione di sganciarsi dalla Via della Seta ad opera del governo Meloni.

La Germania è in prima fila

Fino a quando non arriverà la decisione finale di BYD, sperare è assolutamente lecito. È lo stesso Altavilla a non chiudere completamente le porte in tal senso. Per riuscire a rimuovere la strada dagli ostacoli disseminati dalla scriteriata condotta del governo Meloni, che pure avrebbe potuto prendere esempio da quello ideologicamente affine di Budapest, sarebbe però necessaria una netta inversione di rotta.

E, sempre secondo Altavilla, sarebbe auspicabile trovare modi di collaborazione tra player cinesi ed europei. La stessa che ha spinto il governo cinese ad accettare la costruzione di due siti produttivi del più grande marchio automobilistico nazionale in Ungheria (a Szeged) e in Turchia.

Stabilimenti i quali permetteranno alla casa di Shenzhen di bypassare la tagliola dei dazi elevati dalla Commissione Europea nel tentativo di impedire alle auto elettriche prodotte a Pechino e dintorni di esplodere sul mercato europeo.

Stando alle indiscrezioni che continuano a rincorrersi sugli organi di stampa, al momento l’orientamento di BYD sarebbe favorevole alla Germania. Ovvero ad un Paese che si è pronunciato contro le tariffe aggiuntive contro i prodotti cinesi.

Anche le nuove stazioni di ricarica faranno parte della strategia espansiva di BYD nel vecchio continente

Da sottolineare anche una parte molto poco rassicurante del discorso di Altavilla. Il quale non ha avuto eccessive remore ad affermare: “Se raggiungessimo i nostri obiettivi nel Vecchio Continente, qualche costruttore europeo potrebbe sparire”. Considerate le difficoltà in cui si stanno dibattendo non poche case, a partire da Volkswagen e Stellantis, una dichiarazione da ritenere tutto meno che una sbruffonata.

Un modello BYD

A chiudere il discorso dello Special Advisor Europa di BYD una chiosa finale riguardante l’infrastruttura di ricarica, altro aspetto che sta assumendo un’importanza sempre più rilevante nella discussione inerente l’auto elettrica. A tal proposito, Altavilla ha affermato che la casa cinese ha già messo in preventivo il varo di un network di ricarica proprietario. E che prossimamente sarà valutata l’opportunità di farlo anche lungo il vecchio continente.

Il riferimento è, con tutta evidenza, alle nuove stazioni di cui si sta parlando in queste settimane. Le quali sembrano prefigurare una velocità di ricarica doppia rispetto ai pur velocissimi Supercharger di Tesla. Tanto da poter rendere il rifornimento di un’auto elettrica molto simile a quello che caratterizza i modelli endotermici. Una prospettiva che sembra fatta apposta per aumentare l’allarme nei quartieri generali di mezza Europa.

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