Nel grande gioco dell’innovazione tecnologica, la storia ci ha insegnato che ci sono inevitabilmente vincitori e ci sono sconfitti. Il VHS ha seppellito il Betamax, il CD ha mandato in pensione il vinile e lo streaming ha polverizzato gli MP3. Ora, nel mondo dei trasporti pesanti, sembra che l’idrogeno stia per gettare la spugna. Economisti ed esperti europei lanciano l’allarme: è tempo di smettere di disperdere risorse nell’idrogeno e puntare tutto sui camion elettrici a batteria.

Il mercato ha già deciso, e la politica deve solo adeguarsi. Per anni l’idrogeno è stato venduto come la panacea di tutti i mali, promosso come abbondante, pulito e promettente. Ma la realtà è meno idilliaca. Costa tanto, anzi troppo. Il processo di estrazione richiede più energia di quanta ne restituisca.
Non solo il prezzo per averlo. L’idrogeno risulta anche instabile. Il gas è talmente volatile che tende a scoppiare (non proprio il massimo in un serbatoio). Un aspetto per nulla trascurabile per la diffusione al pubblico, la grave carenza dell’infrastruttura: le stazioni di rifornimento si contano sulle dita di una mano e stanno chiudendo. Inoltre, al momento, sempre meno case automobilistiche scommettono su di lui. Insomma, l’idrogeno è fantastico sulla carta, ma nella pratica nessuno lo ha mai davvero voluto.
Quando due giganti come Francia e Germania, rispettivamente terza e prima potenza automobilistica europea, parlano, il resto dell’Europa ascolta. L’unico futuro per il trasporto pesante, per loro, è elettrico. Esperti del settore di questi due Paesi sostengono che bisogna investire su camion a batteria, non su quelli a idrogeno. Meglio costruire una rete di ricarica solida che perdere tempo con un’opzione ormai marginale. Il Consiglio franco-tedesco degli esperti economici (FGCEE) è stato chiarissimo: la diversificazione energetica è “un ostacolo all’innovazione”. Concentrarsi sui BET (Battery Electric Trucks) è la strategia vincente.

Nel frattempo, sulle strade europee, il numero di camion elettrici cresce, anche se lentamente, mentre quelli a idrogeno restano un miraggio. E più si ritarda l’adattamento totale all’elettrico, più alto sarà il prezzo da pagare.