Incendio in una concessionaria romana di Tesla, Musk lo indica come terrorismo

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Gli inquirenti stanno però prendendo in considerazione anche altre ipotesi
Adesivi contro Elon Musk

La notte tra domenica 30 marzo e lunedì 31 marzo è stata contrassegnata da un incendio scoppiato in una concessionaria Tesla di Roma, quella di Via Serracapriola. Le fiamme divampate hanno condotto alla distruzione di diciassette auto parcheggiate al suo interno, nonostante l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno rapidamente riportato la situazione sotto controllo. Fortunatamente non si hanno feriti o intossicati e ora spetterà ad una inchiesta capire la reale natura dell’episodio. A indagare sarà la Digos, ma il CEO di Tesla, Elon Musk ha già dato la sua personale interpretazione dell’accaduto, affermando che si tratta di terrorismo.

Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi

Come era facile prevedere, l’incendio nella concessionaria romana di Tesla si è tramutato immediatamente in uno show politico. Reso tale da quanto sta accadendo negli Stati Uniti, ove i veicoli dell’azienda californiana sono al centro di una vera e propria campagna condotta a suon di atti di vandalismo, che stanno provocando la forte reazione delle autorità.

Protesta contro Elon Musk e Tesla

Per quanto riguarda l’episodio romano, per il momento gli inquirenti non escludono nessuna possibilità. E per cercare di capire quanto accaduto hanno incaricato gli agenti di prendere possesso delle immagini della videosorveglianza. Stando ai primi resoconti, sembra però che le fiamme siano partite da diversi punti all’interno del parcheggio dove si trovavano le auto. Un elemento il quale sembra far propendere per un incendio doloso. Non si esclude però l’ipotesi dell’incidente.

Elon Musk, però, non ha atteso i risultati delle indagini. Ha infatti utilizzato il suo social media, X, per indicare l’evento come un’azione terroristica. Spalleggiato da Matteo Salvini, che ha sua volta postato questo messaggio: “Manifestazioni violente, insulti, assalti e incendi. Troppo odio ingiustificato contro la casa automobilistica Tesla. La stagione dell’odio e delle guerre deve finire al più presto. La mia solidarietà a Elon Musk e a tutte le lavoratrici e i lavoratori minacciati e aggrediti”.

I precedenti negli Stati Uniti

Se in Italia è naturalmente tutto da dimostrare, sull’accaduto romano, nel resto del mondo le proteste contro Elon Musk stanno invece ormai assumendo proporzioni molto ampie. Basti pensare al Tesla Takedown che ha avuto luogo nell’ultimo fine settimana. Caratterizzato da oltre 200 eventi programmati in tutto il paese e a livello internazionale in Australia, Francia, Germania, Norvegia e Regno Unito.

Se la gran parte delle proteste si sono svolte in maniera del tutto pacifica, le cose hanno invece preso una brutta piega a Meridian, nell’Idaho. A raccontare l’episodio è stata NBC News, affermando che circa 30 dimostranti e 200 sostenitori di Musk si sono radunati presso una concessionaria Tesla, fronteggiandosi. La situazione è però degenerata quando un 49enne sarebbe arrivato sulla scena a bordo di un camion decorato con bandiere pro-Trump.

Adesivi su una Tesla

L’uomo, di cui non è ancora noto il nome avrebbe quindi parcheggiato e abbandonato il suo veicolo. Poco dopo, però, è stato investito da Christopher Talbot, 70 anni, per fortuna ad una velocità limitata. La vittima è infatti riuscita a guidare fino a un ospedale vicino, dove è stata curata e dimessa. Talbot è invece stato arrestato e accusato di aggressione aggravata. Secondo lo studio legale Schofield and Young, il reato sarebbe punibile con una pena detentiva fino a 15 anni e una multa di 50mila dollari.

Un episodio simile si era verificato all’inizio di marzo, in Florida. In quella occasione un sostenitore di Trump aveva guidato con il suo veicolo, una Nissan, su un marciapiede e in mezzo a una folla di manifestanti. Fortunatamente a bassa velocità, tanto che nell’occasione nessuno è rimasto ferito. Il conducente è stato comunque accusato di aggressione aggravata con un’arma mortale. Uno stillicidio di episodi che avvengono peraltro in un contesto sempre più negativo per Tesla. Tanto da spingere alcuni investitori a chiedere la rimozione di Elon Musk da CEO dell’azienda.

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