Negli ultimi anni, in risposta alle sfide imposte dalla transizione ecologica e dalle evoluzioni del settore automobilistico, numerosi gruppi hanno cercato di rafforzarsi attraverso fusioni o alleanze strategiche. Una delle più rilevanti è sicuramente la creazione di Stellantis, frutto della fusione tra il Gruppo PSA e il Gruppo FCA.
La holding controlla oggi ben 14 marchi, oltre a un 15esimo derivante dalla joint venture con la cinese Leapmotor. A differenza di altri grandi gruppi, come Volkswagen o Renault, che operano sotto un marchio guida, Stellantis non ha un brand di riferimento. In questi gruppi, infatti, un marchio principale domina il panorama, mentre Stellantis ha scelto di trattare tutti i suoi brand alla pari.
La realtà delle vendite mostra chiaramente che non tutti i marchi in Stellantis contribuiscono allo stesso modo al fatturato complessivo. Infatti, la gestione delle risorse e delle vendite è stata uno degli argomenti principali della separazione tra l’ex CEO Tavares e la holding.
Secondo quanto riportato da Reuters, John Elkann sarebbe alla ricerca di un nuovo leader in Stellantis che possieda le competenze per gestire efficacemente la vasta gamma di marchi, considerando che Peugeot e Fiat rappresentano da sole il 40% delle vendite del gruppo, con il 20% ciascuna. Dietro di loro, Jeep contribuisce per il 15%, seguita da Ram con il 10%, Opel/Vauxhall con il 9%, e Citroen con l’8%.
Il quadro cambia per i marchi più piccoli: Dodge e Chrysler totalizzano solo il 3% delle vendite globali, mentre Lancia, DS e Alfa Romeo non arrivano neppure al 2%, e Maserati fatica a fare meglio.
Con questi numeri in mente, è sempre più plausibile che Stellantis possa decidere di ridurre il numero dei marchi meno performanti, chiudendo quelli che non generano profitti ma solo costi. Una proposta che lo stesso Tavares aveva accennato in passato e che potrebbe essere presa in considerazione dal nuovo CEO di Stellantis. Tuttavia, per comprendere se questa mossa si concretizzerà, è necessario analizzare la situazione di ciascun marchio, poiché alcuni presentano margini di miglioramento.
Lancia, per esempio, ha visto per anni solo la Ypsilon come unico modello in gamma, ma nonostante i volumi globali contenuti, la compatta italiana ha sempre registrato ottimi numeri nelle vendite. Il futuro del marchio dipenderà dalla reazione alla rinnovata Ypsilon. Alfa Romeo, invece, sta vivendo un periodo difficile a causa di una gamma non completamente aggiornata e della crisi nel segmento delle berline. Tuttavia, con l’arrivo della Junior e del nuovo Giulia trasformato in crossover, il marchio potrebbe avviarsi verso una nuova fase di rilancio.
Per DS, il destino dipenderà dall’accoglienza dei nuovi modelli sul mercato, mentre Maserati, pur essendo un marchio premium, dovrà affrontare la sfida di rivitalizzare la propria gamma, vista la sua bassa penetrazione nel mercato attuale.